Sant'Agata in carcere
Giovanni Lanfranco
Galleria Corsini
La Sant'Agata visitata in carcere da san Pietro e l'angelo è un dipinto di Giovanni Lanfranco noto in due redazioni pressoché identiche con lievi varianti, entrambi oli su tela databili tra il 1613 e il 1614, di cui una conservata nella Galleria nazionale di Parma e un'altra nella Galleria nazionale d'arte antica di palazzo Corsini a Roma.
La versione attualmente a Roma manca di fonti storiche antiche; di certo si sa che proviene dalle collezioni Corsini, dov'è menzionata negli inventari, familiari del 1750, 1798 e 1808.
La committenza, ancora sconosciuta, doveva essere probabilmente privata e quindi non indirizzata ad una pubblica fruizione. L'opera, infatti, si addice alla sperimentazione di quella "mozione degli affetti", tipica dello stile barocco.
La protagonista dell'opera è sant’Agata, martire siciliana, la cui vita è descritta in testi come la Passio Sanctae Agathae e il De laudibus virginitatis di Adelmo. La giovane donna, vissuta secondo le fonti nella prima metà del III secolo, fu sottoposta a martirio durante la persecuzione di Decio. Secondo altri testi invece, sant'Agata potrebbe esser vissuta sotto Diocleziano, all'inizio del IV secolo. La martire, durante il suo supplizio, fu sottoposta a dure prove alle quali non cedette mai, poiché aveva fatto voto di perpetua verginità. Venne così punita con l'amputazione delle mammelle, fino a quando le apparve in una visione san Pietro a risanargliele. Lanfranco rappresenta il momento nel quale la giovane vergine è rinchiusa in carcere, dopo aver subito il supplizio infertole e riceve la visita miracolosa di san Pietro. Questo risana le sue ferite al seno con un unguento, mentre un angelo illumina il percorso con una torcia.

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