lunedì 22 aprile 2024

Biografia di Giovanni Lanfranco

 Giovanni Lanfranco


Giovanni Lanfranco, nato a Terenzo, Parma il 26 gennaio 1582 e morto a Roma il 30 novembre 1647 , pittore barocco poco conosciuto al grande pubblico, nasce da una famiglia di artigiani, probabilmente di una certa agiatezza.

Si formò con Agostino Carracci, con il quale collaborò a Parma per il duca Ranuccio Farnese. Nel 1602, alla morte del maestro, giunse a Roma e divenne membro della scuola di Annibale Carracci, sulla base dei cui disegni lavorò agli otto riquadri rettangolari sulle pareti della Galleria Farnese (1604-05).
Successivamente seguì altri maestri emiliani come Francesco Albani e Guido Reni.

Dopo Palazzo Farnese fu impegnato in importanti cantieri decorativi, come la Cappella di Sant’Andrea per San Giacomo degli Spagnoli e soprattutto l’Oratorio di Santa Silvia a San Gregorio al Celio (1609). Nel 1610 tornò a Parma e dipinse nella chiesa di Ognissanti il Salvatore tra angeli e santi e due anni dopo fu di nuovo a Roma per decorare i soffitti di palazzo Mattei.

Lavorò poi nella Cappella Buongiovanni in Sant’Agostino (1616) e a Palazzo del Quirinale, divenendo il pittore preferito da Paolo V negli ultimi anni di pontificato. Tra il 1625 e il 1627, sotto Urbano VIII, realizzò il suo capolavoro assoluto: gli affreschi della Cupola di Sant’Andrea della Valle. Nel 1633 si recò a Napoli, dove dipinse la cupola del Gesù Nuovo e quella del Tesoro di San Gennaro.
L’ultimo suo lavoro furono gli affreschi per l’abside di San Carlo ai Catinari (1646).




Cappella Sacchetti - Giovanni Lanfranco - Chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini

 Cappella Sacchetti

Giovanni Lanfranco

Chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini


Nella cappella Sacchetti, collocata cronologicamente agli anni 1622-23, si devono al Lanfranco gli affreschi della cupola con l’Ascensione di Cristo fra gli angeli, che recano i simboli della Passione, i pennacchi con i Profeti, due lunette laterali con la Cattura e la Derisione di Cristo sotto cui sono collocate le due tavole con l’Andata al Calvario (a destra) e l’Orazione all’orto (a sinistra).

Un insieme unitario, dal risultato esaltante commissionato a Lanfranco dal ricchissimo imprenditore e banchiere fiorentino Giovanni Battista Sacchetti, i cui figli erano in stretto rapporto d’amicizia con Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII. Il committente aveva voluto affidare l’opera a un artista che si era affermato negli ultimi anni del pontificato di Paolo V come uno dei più rinomati pittori di Roma





domenica 21 aprile 2024

Sant' Orsola - Giovanni Lanfranco - Palazzo Barberini

 Sant' Orsola

Giovanni Lanfranco

Palazzo Barberini


La Sant'Orsola venne commissionata al pittore Giovanni Lanfranco dal "carrettiere" Giacomo Simonelli, operante sotto Paolo V prima e Urbano VIII poi, e arricchitosi col trasporto delle derrate alimentari. L'occasione fu la realizzazione di due tele per la cappella di famiglia in Santa Marta in Vaticano: la prima raffigurante la Vergine con Bambino tra i santi Giacomo Maggiore e Antonio Abate, la seconda la nostra Sant'Orsola. La tela con la santa venne trasferita a seguito della costruzione dell'edificio del Governatorato, con la conseguente distruzione della chiesa di Santa Marta (1630).

 L’artista fa della principessa una figura granitica grazie allo smalto dei colori, alla veste aderente al petto come un’armatura, e al vessillo rosso fuoco che le infonde un grande soffio vitale.

Dal Trecento in poi Sant’Orsola entra nell’iconografia come la principessa bretone cristiana data in sposa a un re pagano e che prima di accettare, pone delle condizioni: un pellegrinaggio a Roma in compagnia del futuro marito e di migliaia di vergini. Sulla via del ritorno a Colonia  fu  trafitta dalle frecce degli Unni di Attila, il “flagello di Dio”.



Orco, Norandino e Lucina - Giovanni Lanfranco - Galleria Borghese

 Orco, Norandino e Lucina

Giovanni Lanfranco

Galleria Borghese


Il soggetto della tela illustra un episodio dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto, rielaborato sul racconto omerico di Ulisse e Polifemo, nel quale si narra la favola di Norandino, re di Damasco, e della moglie Lucina costretti a rifugiarsi nell’isola di Sarpanto, abitata dal gigante Orco che sorprende la fanciulla nel tentativo di fuggire confondendosi con il gregge.

La tela proviene da Villa Mondragone di Monte Porzio Catone, acquistata nel 1613 dal cardinale Scipione Borghese. La grandiosità compositiva dell’opera e la plastica monumentalità delle figure appartengono a quella fase stilistica matura di Lanfranco, riferibile attorno al 1619 e il 1621, periodo in cui è attivo nella progettazione della decorazione della Loggia delle Benedizioni in San Pietro in Vaticano.



Sant'Agostino medita sul mistero della Trinità - Giovanni Lanfranco . Chiesa di Sant'Agostino

 Sant'Agostino medita sul mistero della Trinità

Giovanni Lanfranco

Chiesa di Sant'Agostino


Si tratta della rappresentazione di  “S. Agostino che medita il mistero della Trinità”, realizzata da Giovanni Lanfranco nel 1616.

In questa tela l’artista rivisita il famoso episodio delle leggende medioevali in cui si racconta che sant’Agostino, camminando sulla spiaggia tra Civitavecchia e Tarquinia, immerso in profondi pensieri perché stava componendo un suo famoso trattato sulla Trinità, ebbe la visione di un fanciullo, che con una conchiglia attingeva acqua dal mare e la trasportava in una piccola buca, scavata nella sabbia.

In quest’opera il Lanfranco ferma il momento come se fosse lo scatto di una fotografia, ci fa immaginare il dialogo che intercorre tra i due personaggi della storia mentre in alto nel cielo dipinge la Santissima Trinità (il Padre, il Figlio e la colomba dello Spirito Santo), l’elemento di riflessione e discussione.

Infatti, l’episodio sintetizza la riflessione teologica del santo di Tagaste rispetto ad uno dei misteri più complessi del cristianesimo, quello della Trinità, al quale dedicò una delle sue opere più celebri, il “De Trinitate”.



Incoronazione della Vergine - Giovanni Lanfranco - Chiesa di Sant'Agostino

 Incoronazione della Vergine

Giovanni Lanfranco

Chiesa di Sant'Agostino


Incoronazione della Vergine con Agostino e san Guglielmo è un quadro di una dubbia attribuzione, ma che tuttavia sembra ragionevolmente attribuibile a Lanfranco, che lavorò nella chiesa di sant'Agostino per diversi anni (1616-1619). 


La tela si trova nella Cappella di S. Guglielmo e il soggetto ricorda questo santo: un passo del biografo Passeri lo segnala così: vi ha dipinto il santo vescovo Guglielmo, il quale essendo stato percosso dai demoni è miracolosamente guarito dalla Vergine con l'olio di una lampada accesa davanti alla sua sacra immagine con l'assistenza di santa Caterina vergine e martire.


Il quadro dell'altare non è molto grande, ma egli vi ha situati in proporzione Agostino (con il saio nero) e Guglielmo vescovo in atto di adorare il gran mistero della SS. ma Trinità, che sta in alto in un abisso luminoso d'una gloria incompresa. 


L'opera fu ripresa da un anonimo a Cartoceto. Se ne conosce una copia o forse anche uno studio preparatorio al Museo del Louvre a Parigi.



Sant'Agata in carcere - Giovanni Lanfranco - Galleria Corsini

 Sant'Agata in carcere

Giovanni Lanfranco

Galleria Corsini


La Sant'Agata visitata in carcere da san Pietro e l'angelo è un dipinto di Giovanni Lanfranco noto in due redazioni pressoché identiche con lievi varianti, entrambi oli su tela databili tra il 1613 e il 1614, di cui una conservata nella Galleria nazionale di Parma e un'altra nella Galleria nazionale d'arte antica di palazzo Corsini a Roma.

La versione attualmente a Roma manca di fonti storiche antiche; di certo si sa che proviene dalle collezioni Corsini, dov'è menzionata negli inventari, familiari del 1750, 1798 e 1808.
La committenza, ancora sconosciuta, doveva essere probabilmente privata e quindi non indirizzata ad una pubblica fruizione. L'opera, infatti, si addice alla sperimentazione di quella "mozione degli affetti", tipica dello stile barocco

La protagonista dell'opera è sant’Agata, martire siciliana, la cui vita è descritta in testi come la Passio Sanctae Agathae e il De laudibus virginitatis di Adelmo. La giovane donna, vissuta secondo le fonti nella prima metà del III secolo, fu sottoposta a martirio durante la persecuzione di Decio. Secondo altri testi invece, sant'Agata potrebbe esser vissuta sotto Diocleziano, all'inizio del IV secolo. La martire, durante il suo supplizio, fu sottoposta a dure prove alle quali non cedette mai, poiché aveva fatto voto di perpetua verginità. Venne così punita con l'amputazione delle mammelle, fino a quando le apparve in una visione san Pietro a risanargliele. Lanfranco rappresenta il momento nel quale la giovane vergine è rinchiusa in carcere, dopo aver subito il supplizio infertole e riceve la visita miracolosa di san Pietro. Questo risana le sue ferite al seno con un unguento, mentre un angelo illumina il percorso con una torcia.


Trasfigurazione - Giovanni Lanfranco - Palazzo Barberini

 Trasfigurazione

Giovanni Lanfranco

Palazzo Barberini


Giovanni Lanfranco si era fatto conoscere dai Barberini grazie a un “biglietto da visita” di tutto rispetto: l’affresco della cupola di Sant’Andrea della Valle, visto da papa Urbano VIII a lavori ormai ultimati nel giugno del 1627.

Da allora cominciarono una serie di collaborazioni tra l’artista di Parma e la potente famiglia. La “Trasfigurazione” in foto, ad esempio, è stato il primo quadro da stanza venduto al cardinale Francesco Barberini, proprio nel 1627; l’anno dopo a fargli da pendant, si sarebbe aggiunta la Crocifissione. Ecco perché i due dipinti oggi sono esposti l’uno accanto all’altro nella sala 28 di Palazzo Barberini.

Richiamandosi al modello della famosa pala di Raffaello, Lanfranco rappresenta il momento in cui Cristo si eleva in cielo circonfuso da un alone di intensa luce, al cospetto dei discepoli Pietro, Giovanni e Giacomo.



Galatea e Polifemo - Giovanni Lanfranco - Galleria Doria Pamphilj

 Galatea e Polifemo

Giovanni Lanfranco

Galleria Doria Pamphilj


Nel dipinto Galatea si trova raffigurata in mare, sostenuta da un tritone e una nereide tra le onde. Con il braccio sinistro abbraccia il tritone, quello destro è libero e si adagia alla coscia. Mentre le sue gambe incrociate sfiorano il delfino che li conduce. 

 E’ avvolta da un manto, che sopra di lei forma una vela e viene ripreso all’estremità con le dita dalla nereide collocata alla sua destra. Il capo è voltato verso destra, in direzione di Polifemo che è sdraiato sopra una roccia e sta suonando con la zampogna una canzone in onore di Galatea.

Davanti al gruppo principale con Galatea: un amorino seduto sul dorso di un delfino, è voltato verso la ninfa, sotto di lui un altro amorino si aggrappa per salire sul delfino. Dietro un tritone è rappresentato girato verso l’orizzonte, dandoci l’impressione di una continuità del corteo marino.



Giuseppe e la moglie di Putifarre - Giovanni Lanfranco - Galleria Borghese

 Giuseppe e la moglie di Putifarre

Giovanni Lanfranco

Galleria Borghese


La tela raffigura un celebre episodio dell’Antico Testamento (Genesi, 39, 7-18), in cui viene esaltata la castità di Giuseppe, insidiato dalla moglie di Putifarre, capo delle guardie del faraone. La donna, offesa dal rifiuto di Giuseppe, che nel fuggire le lascia nelle mani la sua tunica, lo accuserà ingiustamente facendolo gettare in carcere. Durante la prigionia Giuseppe diverrà celebre per la capacità divinatoria nella lettura dei sogni e sarà in seguito liberato.

Il dipinto rappresenta una variante dell’affresco eseguito nel 1615 dall’artista nel palazzo Mattei a Roma. Rispetto a quest’ultimo la figura della moglie di Putifarre è nuda, le tonalità cromatiche giocate sui colori del rosso e dell’ocra. Tra le diverse ipotesi avanzate dagli studiosi, vi è quella che si tratti di una replica variata dell’affresco Mattei eseguita per Scipione Borghese. 

Sotto il pontificato di Paolo V l’artista ricevette infatti una serie di straordinarie commissioni, tra cui la decorazione della Loggia delle Benedizioni nella Basilica Vaticana e parte degli affreschi della Sala Regia del Quirinale. A questi fecero seguito gli incarichi dello stesso cardinale Scipione, come la decorazione ad affresco di Villa Mondragone a Frascati presso Roma o della volta dellaLoggia di Villa Borghese



Concilio degli dei, affresco nella volta della XIV sala della Galleria - Giovanni Lanfranco - Galleria Borghese

 Concilio degli dei, affresco nella volta della XIV sala della Galleria

Giovanni Lanfranco

Galleria Borghese


L'affresco fu commissionato a Lanfranco dal cardinale Scipione Borghese come decorazione della volta del grande ambiente collocato al primo piano del Casino Pinciano, all'epoca concepito come loggia aperta sul parco della villa. 

Il pittore ideò la suggestione di un sistema di trabeazione dipinta in prospettiva lungo il perimetro delle pareti, sorretto da coppie di telamoni alternate a lunette. All'interno di queste ultime, aperte verso l'orizzonte, campeggiano le personificazioni dei fiumi del globo. Il riquadro centrale è realizzato come uno “sfondato” verso l'empireo, dove gli dei appaiono radunati in concilio fra le nubi. Vi si possono scorgere, tra gli altri, Giove, in posizione centrale tra le figure femminili di Giunone e Venere; proseguendo verso destra: Marte, riconoscibile dall'elmo; Apollo con il capo incorniciato di luce; Mercurio in volo; Bacco con i mano il grappolo d'uva; un fauno che, seduto in primo piano, guarda in basso verso gli spettatori. Al centro, sotto il padre dei dei, si riconoscono Plutone e Proserpina con il cane Cerbero; a sinistra: Nettuno e Cerere; il Tempo con la falce; Pan, con le fattezze di satiro e, all'estremità, Minerva con il ramo di ulivo. La simulazione di uno spazio aperto e la straordinaria fantasia nella disposizione delle figure librate nello spazio appaiono chiaramente ispirate alle opere del conterraneo artista cinquecentesco Antonio Allegri, detto il Correggio, autore degli affreschi delle cupole parmensi. 

Tuttavia appare in modo evidente, nell'amplificazione delle forme e nella capacità di esprimere il libero
fluire dell'immaginazione, la forza della sua innovativa creatività che, proprio nell'affresco della Loggia di Villa Borghese, dà il via alla stagione della grande decorazione barocca.

Alla fine del sec. XVIII, durante la ristrutturazione della palazzina, venne decisa la chiusura della Loggia. L'affresco di Lanfranco fu restaurato e integrato tra il 1779 e il 1782 dal pittore viterbese
Domenico Corvi (1721-1803).



Natività - Giovanni Lanfranco - Chiesa di Santa Maria della Concezione

 Natività

Giovanni Lanfranco

Chiesa di Santa Maria della Concezione


Il dipinto la Natività viene realizzato intorno al 1630 e terminato nel 1631 su commissione del Cardinale Antonio Barberini, collezionista d’arte

Il punto principale della composizione è concentrato nella parte centrale della scena che segna l’evento della “nascita” con il Bambino Gesù adagiato su un cuscino di spighe di grano nella mangiatoia e illuminato dalla luce divina; quest’ultima rischiara l’ambiente notturno e fa emergere le figure laterali in penombra.

Dallo sfondo scuro derivante dal buio della notte emerge il volto sereno della beata Vergine Maria, due piccoli angeli in adorazione del Bambino Gesù, e San Giuseppe inginocchiato ai piedi della mangiatoia. Ai lati sono raffigurati dei pastori, anch’essi in venerazione del Bambino Gesù, con lo sguardo rapito dall’evento della nascita, abbagliati dalla luce divina e con le mani giunte in segno di pregheria. Questi disposti intorno alla mangiatoia fanno da cornice alla scena principale. Nella parte alta dell’opera si intravedono tre piccoli angeli, sospesi nello spazio sul soffitto della grotta, arrivati per rendere omaggio alla nascita del Cristo.



Annunciazione - Giovanni Lanfranco - Chiesa di San Carlo ai Catinari

 Annunciazione

Giovanni Lanfranco

Chiesa di San Carlo ai Catinari


La data del dipinto è variamente riportata come 1616 o 1624. Esiste una seconda versione più piccola dell'Annunciazione di Lanfranco, ora esposta al Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo, in Russia.

Il dipinto dell'Annunciazione raffigura l' arcangelo Gabriele , in alto su una nuvola, che rivela alla Vergine Maria che era incinta di Gesù . L'arcangelo, il cui volto è in ombra, indica il cielo. In alto, un gruppo di cherubini apre i cieli per far cadere la luce sulla Vergine e per permettere la discesa (in forma di colomba) dello Spirito Santo. Il bordo di una tenda arancione, illuminata dall'alto, crea una diagonale che sale da destra della tela, dietro la Vergine, fino alle nuvole. Il volto di Maria è inondato di luce, mentre le sue mani assumono l'atteggiamento pudico di turbata sorpresa. Su una superficie davanti a Maria è il comune simbolo iconografico dell'Annunciazione, i gigli bianchi. Sul pavimento c'è un cestino vuoto e un lenzuolo, che prefigura il bambino in arrivo. Il dipinto presenta forti contrasti chiaroscurali, con uno sfondo prevalentemente scuro dietro Maria e l'Arcangelo.





sabato 20 aprile 2024

Cupola - Assunzione di Maria Vergine - Giovanni Lanfranco - Basilica di Sant'Andrea della Valle

 Cupola - Assunzione di Maria Vergine

Giovanni Lanfranco

Basilica di Sant'Andrea della Valle


La grandiosa cupola, seconda a Roma per dimensioni solo a quella di San Pietro in Vaticano, venne portata a compimento nel 1623. Il cardinale Ludovisi, nepote del neoletto Gregorio XV, fece pressioni per far sì che tribuna e cupola fossero dipinte dal suo artista prediletto, Domenichino, ma il cardinal Montalto optò per un compromesso affidando la cupola a Giovanni Lanfranco (che aveva già dato prova del suo valore nel magnifico affresco illusionistico del Concilio degli dei nel Casino Borghese) mentre i pennacchi e la volta dell'abside a Domenichino.

I due artisti erano entrambi emiliani ed allievi di Annibale Carracci. Al vertiginoso vortice di figure di Lanfranco, Domenichino avrebbe opposto le sue composizioni improntate da una classica monumentalità e pacatezza.

L'affresco, che si dispiega su 622 metri quadrati di superficie, rappresenta l'Assunzione della Vergine nella gloria del Paradiso. Lanfranco ha ideato una composizione articolata su tre livelli, la cui vicinanza da chi osserva l’affresco è inversamente proporzionale alla loro posizione nella gerarchia religiosa: al primo gli esseri umani, la Vergine in Assunzione circondata da santi; al secondo le Schiere celesti rappresentate da un cerchio di angeli musicanti; al terzo, ancora più in alto, nella lanterna della cupola, appare Dio Figlio, in forte scorcio. 

La protagonista dell’intera scena è indubbiamente Maria, facilmente individuabile grazie a pigmenti più scuri e alla posizione più alta rispetto ai santi che la circondano.
A fianco della Vergine, inoltre, appaiono importanti figure dell’ordine: il fondatore Gaetano da Tiene e Andrea da Avellino, appena beatificato (1624), introdotto al cospetto della madre di Cristo da Sant’Andrea apostolo.



Venere che suona l' arpa - Giovanni Lanfranco - Palazzo Barberini

 Venere che suona l' arpa 

Giovanni Lanfranco

Palazzo Barberini 


La tela, eseguita prima del 1634, anno della partenza di Giovanni Lanfranco per Napoli, venne realizzata per il celebre musicista Marco Marazzuoli, detto Marco dell’Arpa per via del suo proverbiale virtuosismo nell'uso di questo strumento. 

La figura femminile in atto di suonare l'arpa va probabilmente identificata con una giovane Venere, come suggerisce la presenza di due putti alati sullo sfondo. Il prezioso strumento musicale qui raffigurato apparteneva alla famiglia Barberini, come dimostra la presenza delle api nel suo fine intaglio ligneo. L'arpa è attualmente uno dei capolavori conservati a Roma presso il Museo degli Strumenti Musicali.

Alla sua morte, Marco Marazzuoli, familiare nell’entourage barberiniano, lasciò in eredità la tela al cardinale Antonio, che aveva sempre mostrato una particolare propensione per gli interessi musicali.


Crocifissione - Giovanni Lanfranco - Palazzo Barberini

  Crocifissione

Giovanni Lanfranco

Palazzo Barberini



Il dipinto la Crocifissione viene realizzato nel 1628 per Papa Urbano VIII (al secolo Maffeo Vincenzo Barberini) il quale aveva conferito al pittore emiliano il titolo di Cavaliere dell’Ordine di Cristo. L’opera viene poi regalata dal Papa Urbano VIII al Cardinale Francesco Barberini, suo nipote, che lo espone a Palazzo della Cancelleria insieme all’altro dipinto dello stesso Lanfranco raffigurante la Trasfigurazione (databile 1627).

L’opera ha una composizione laterale della scena e non frontale, con Gesù crocifisso, seminudo coperto solo da un drappo bianco, e in basso ai suoi piedi la Vergine, Maria Maddalena e San Giovanni Evangelista. La croce è notevolmente sbilanciata verso il lato sinistro e ciò conferisce una maggiore drammaticità alla composizione. 

Il Lanfranco ambienta la Crocifissione in uno scenario naturalistico, presumibilmente il monte Golgota, con il cielo dalle ampie tonalità scure sfumate. Il volto del Cristo è rivolto verso il basso, ormai privo di vita, mentre quello della Vergine è coperto di lacrime che tenta di asciugare con il manto celeste. Infine, il teschio ai piedi della Croce richiama il peccato di Adamo ed Eva.


Biografia di Giovanni Lanfranco

 Giovanni Lanfranco Giovanni Lanfranco, nato a Terenzo, Parma il 26 gennaio 1582 e morto a Roma il 30 novembre 1647 , pittore barocco poco c...