Giuseppe e la moglie di Putifarre
Giovanni Lanfranco
Galleria Borghese
La tela raffigura un celebre episodio dell’Antico Testamento (Genesi, 39, 7-18), in cui viene esaltata la castità di Giuseppe, insidiato dalla moglie di Putifarre, capo delle guardie del faraone. La donna, offesa dal rifiuto di Giuseppe, che nel fuggire le lascia nelle mani la sua tunica, lo accuserà ingiustamente facendolo gettare in carcere. Durante la prigionia Giuseppe diverrà celebre per la capacità divinatoria nella lettura dei sogni e sarà in seguito liberato.
Il dipinto rappresenta una variante dell’affresco eseguito nel 1615 dall’artista nel palazzo Mattei a Roma. Rispetto a quest’ultimo la figura della moglie di Putifarre è nuda, le tonalità cromatiche giocate sui colori del rosso e dell’ocra. Tra le diverse ipotesi avanzate dagli studiosi, vi è quella che si tratti di una replica variata dell’affresco Mattei eseguita per Scipione Borghese.
Sotto il pontificato di Paolo V l’artista ricevette infatti una serie di straordinarie commissioni, tra cui la decorazione della Loggia delle Benedizioni nella Basilica Vaticana e parte degli affreschi della Sala Regia del Quirinale. A questi fecero seguito gli incarichi dello stesso cardinale Scipione, come la decorazione ad affresco di Villa Mondragone a Frascati presso Roma o della volta dellaLoggia di Villa Borghese

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